Riammesse nell’elenco dei soggetti beneficiari del Fondo Salva Opere le imprese precedentemente escluse dal MIT

Riammesse nell’elenco dei soggetti beneficiari del Fondo Salva Opere le imprese precedentemente escluse dal MIT

Il Fondo salva opere è stato istituito dal legislatore nel 2019 con lo scopo di garantire il rapido completamento delle opere pubbliche e tutelare i lavoratori, attraverso la soddisfazione, nella misura massima del 70 per cento, dei crediti insoddisfatti dei sub-appaltatori, dei sub-affidatari e dei sub-fornitori nei confronti dell’appaltatore di contratti pubblici ovvero, nel caso di affidamento a contraente generale, dei suoi affidatari, quando questi sono assoggettati a procedura concorsuale, nei limiti della dotazione del Fondo. Con la istituzione del Fondo salva-opere, il legislatore, dunque, ha inteso ed espressamente dichiarato di voler costituire una garanzia ex lege a tutela di specifici interessi pubblici quali il completamento delle opere pubbliche e tutela dei lavoratori.

Diverse imprese originariamente ammesse al suddetto Fondo sono state successivamente escluse dal Ministero. E ciò in quanto, a detta dell’Amministrazione, la garanzia non sarebbe potuta essere escussa a causa della mancata comunicazione, da parte di alcuni dei beneficiari, del trasferimento in loro favore delle azioni/SFP, la quale avrebbe pregiudicato la possibilità per l’Amministrazione di esercitare il diritto di surroga previsto dall’articolo 47, comma 1 ter, del d.l. n. 34/2019.

Gli avvocati, Professore Saverio Sticchi Damiani e Susanna Bufardeci, hanno impugnato l’esclusione dal Fondo nell’interesse di quattro imprese con richiesta di misure cautelari.

Il Tribunale Civile di Roma, che inizialmente aveva rigettato tale richiesta cautelare, a fronte dei reclami promossi dai suddetti professionisti avverso le ordinanze di rigetto, in composizione collegiale ha invece accolto integralmente le richieste formulate dai legali disponendo l’inserimento delle quattro imprese nell’elenco  dei  soggetti beneficiari del Fondo salva opere- annualità 2020-2021  che  devono ricevere a saldo  le ulteriori  tranche di risorse in proporzione all’importo ammesso  e  non  altrimenti  soddisfatto.

Specificatamente il Tribunale adito in composizione collegiale con le ordinanze nn.  14920/2023; 14922/2023; 14938/2023 e 14924/2023 del 18-19 dicembre 2023, ha ritenuto di non condividere la decisione del giudice di prime cure e le motivazioni a sostegno riconoscendo la sussistenza del requisito del fumus boni iuris e, altresì, riconoscendo che, all’esito della procedura, i creditori chirografari non sono stati soddisfatti interamente, bensì soltanto nella misura falcidiata prevista dal piano, conservando impregiudicato il diritto di richiedere il pagamento del residuo credito nei confronti dei coobbligati, dei garanti e degli obbligati in via di regresso.

Conclusivamente, il Collegio ha ritenuto che con il trasferimento delle azioni/SFP sia stato ottenuto un pagamento parziale del credito originario, permanendo dunque, la possibilità di beneficiare del Fondo salva-opere, nella misura del 70% e nei limiti di capienza del fondo, per le somme residue ancora dovute.

L’ordinanza pronunciata a seguito di reclamo non è peraltro impugnabile. Con la riammissione al Fondo le quattro imprese interessate potranno proseguire le loro attività, garantendo al contempo l’occupazione di centinaia di posti di lavoro e, dunque, la finalità propria della misura/beneficio – Fondo salva opere.

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE…